Stasera ordino

Ma cos’avete capito?…online…non per cena:

1) Nati liberi. Manuale pratico di pronto soccorso per animali selvatici
Ne ho sentito parlare molto bene!
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2) Apulische kochkunst. Traditionelle rezepte
Un libro di ricette pugliesi in tedesco che voglio regalare al mio capo per Natale. E’ tradotto molto bene, sicuramente un dono originale e gradito per le buone forchette!
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3) Io non compro
Può sembrare un paradosso comprare un libro che invita a non comprare, eppure lo stavo cercando da tanto e finalmente l’ho trovato! Anche su questo ho letto ottime recensioni.
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Se i titoli vi hanno incuriosito, e volete sapere di cosa parlano, cercate la recensione su Google!
E chissà che non se ne possa discutere qui, insieme, in un futuro post.

Buona lettura!

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Ciò che un cane può portare nella tua vita…

E’ passato quasi un anno da quando la polpettina pelosa è entrata nella mia vita e l’ha completamente stravolta.
Contrariamente a quanto tutti – ANCHE COLORO CHE UN CANE NON L’AVEVANO MAI AVUTO – mi
(s)consigliavano, devo dire che mi ci sono abituata piuttosto bene, e adesso non riuscirei ad addormentarmi sapendo di esser da sola la sera, mi sembrebbe strano non vederla scondinsolare al mio risveglio la mattina, mi sentierei incompleta a passeggiare per strada senza di lei al mio fianco, percepirei il vuoto in casa non vedendo un esserino bianco che mi fa le feste quando torno dal lavoro.
La monella ha avuto anche un grosso impatto sulla mia attività fisica (un tempo inesistente) e sulla mia vita sociale, costringendomi ad uscire di più.
Ho vissuto in questo paesino per due anni senza conoscere i miei vicini di casa, mentre adesso appena esco faccio fatica a “liberarmi” dalle persone che vogliono fermarsi a chiacchierare con me (e coccolare la piccola).
Trascuro meno la casa ed il cibo, sono diventata più pratica e veloce in varie attività anche perchè le pianifico meglio, affronto con più serenità e meno ansia la giornata: riesco a ritagliarmi momenti di relax, ho ripreso a leggere, trascorro meno tempo davanti al PC e in casa in generale, ho riscoperto la mia passione per la natura e scoperto il trekking in montagna, le passeggiate per i boschi…incredibile a dirsi ma prendo tutto più con filosofia e mi arrabbio anche meno.
Vivo più alla giornata e meno proiettata nel futuro. E chi vivrà vedrà.
Insomma, tirando le somme, decidere di tenere Liz con me è stata una scelta più che azzeccata.

Ma passiamo adesso al tanto temuto argomento “vacanze”.
Ebbene, vi sorprenderà sapere che non ho mai viaggiato tanto come nell’ultimo anno (detto da un’inguaribile viaggiatrice!).
Certo, la qualità dei miei viaggi è cambiata, non sono andata in Papua Nuova Guinea (!) quest’anno. In compenso la quantità è aumentata, e ho sfruttato di più i week-end per trascorrere dei piacevoli fuoriporta in compagnia di famiglia e amici (e della mia adorata Liz, naturalmente).
Aprile 2010 – Puglia, 1 settimana (treno + pernottamento da parenti)
Maggio 2010 – Costa Azzurra, Francia + Principato di Monaco, 5 giorni (auto + bus + pernottamento in b&b)
Giugno 2010 – di nuovo Puglia, 2 settimane
Luglio 2010 – Val d’Aosta, 2 giorni (auto + pernottamento in hotel)
Agosto 2010 – ancora Puglia, 2 settimane
Settembre 2010 – Canton Ticino, Svizzera, 1 giorno (auto + funicolare)

Senza calcolare i numerosi week-end a Milano e sul Lago Maggiore…dove la piccola ha preso senza alcun problema traghetto, metropolitana, scale mobili e chi più ne ha più ne metta.

Prossime partenze:

Ottobre 2010 – Gita in prov. di Biella, 1 giorno
Novembre 2010 – Mottarone (Stresa), 1 giorno (auto) + Macugnaga (sempre in Piemonte), 1 giorno (auto)
Dicembre 2010 – Trentino, 5 giorni (treno + ostello) + Puglia, 10 giorni (entrambe in treno + pernottamento da amici/parenti)

Inutile dire che, essendo munita di trasportino (costo: 29 euro) non ho mai pagato il biglietto sui mezzi per Liz (che pesa 7 kg, 30 cm al garrese, quindi è già una taglia medio-piccola) a parte sul metrò a Milano, e spesso l’hanno anche fatta salire al guinzaglio senza museruola. Ovviamente bisogna portarsi dietro i documenti in regola (certificato di iscrizione all’anagrafe canina, libretto sanitario con vaccinazioni in regola, passaporto per l’estero).
Inoltre, prenotando con un po’ d’anticipo e segnalando la sua presenza nelle strutture ricettive, l’hanno sempre accettata senza farmi pagare alcun supplemento. In linea di massima anche i ristoranti e i bar l’hanno accettata senza problemi, e in Francia (vero e proprio paradiso per gli animali!) è stata ben accetta anche in negozi e musei!

Certo, non posso dire che sia stato facile, per me, mingherlina, portarmi dietro questo trasportino, più l’occorrente per lei, e spesso ho dovuto ridurre al minimo il mio bagaglio e preparare qualche giorno prima tutto l’occorrente per lei (ciotole, spazzola, documenti, cibo, sacchetti igienici), informarmi in merito ai regolamenti in vigore per le compagnie di trasporto e nella località di destinazione. Qualche volta mi è anche stato chiesto di restar fuori quando i miei amici entravano a visitare un castello, ad esempio. Ma sono contenta di esser rimasta fuori con la mia migliore amica!
Nessuno ha detto che sarebbe stato facile avere un cane, e viaggiare con un cane, ma come ho dimostrato e continuo a dimostrare è sicuramente possibile farlo, con un po’ di buona volontà.
Quindi, chi abbandona i cani per andare in vacanza, non ha scuse!

Un sito decisamente utile è www.dogwelcome.it

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Vacanze pugliesi

Di ritorno dalle vacanze…che dire?

Ci siamo rilassate e rigenerate…nonostante il caldo, quest’anno a dire il vero non eccessivamente torrido…ed anche lo “scazzo” e la “demotivation” pre-partenza alla fine sembrano esser passati…
Ci siamo lasciate viziare e coccolare dai parenti vari facendo scorpacciate in quantità…indimenticabili i formaggi freschi, la frutta e la splendida granita al gelso rosso del Supermago del Gelato di Polignano a Mare.
Abbiamo fatto i primi bagni della stagione…anche la pulcina paurosetta ha imparato a nuotare…
Ne abbiamo approfittato per tagliarci rispettivamente i capelli e il pelo (eh sì, la monella si era impigliata tra le piante e questo era l’unico modo per liberarla!).
Siamo state al centro recupero fauna di Calimera (LE), dove abbiamo conosciuto un pappagallo abbandonato simpaticissimo che faceva un gioco di prestigio con la nocciolina e se non riceveva applausi urlava come un pazzo in segno di disapprovazione…e abbiamo fatto l’abbonamento ad una splendida rivista, NATURALIA, che vi consiglio vivamente per soli 10 euro all’anno.

Infine Liz mi ha piantato un broncio allucinante quando siamo tornate su ieri…la piccina voleva restare in Puglia!!!
Mica fessa, eh…

Vi lascio con un vademecum per chi ritenga di avere la voglia (e la pazienza) di affrontare un viaggio in treno da un capo all’altro dell’Italia col proprio animale. Noi, anche stavolta, siamo sopravvissute. Bau!

Info utili per chi viaggia in treno con animali in Italia (aggiornato al 2010)…alla ricerca di un senso nel cervellotico regolamento Trenitalia:

Sui treni ad Alta Velocità e particolari tipologie di pendolino (chiamati ETR 450, realizzati con materiali specifici e con corridoi stretti) non sono ammessi animali. Gli ETR450 in circolazione sono comunque pochissimi e operano solo su alcune tratte.

Su tutti gli altri treni Trenitalia, gli animali di piccola taglia (fino a 6-7 kg, per intenderci) nel trasportino viaggiano gratuitamente, ma devono essere segnalati come “piccoli animali” al momento della prenotazione del biglietto.
Gli animali di taglia media e grande dovrebbero invece pagare il 50% del biglietto, restare sempre al guinzaglio e bisogna portare sempre insieme museruola, libretto sanitario con vaccinazioni in regola certificato d’iscrizione all’anagrafe canina (e me una volta l’hanno chiesto). Per quanto riguarda gli animali che viaggiano fuori dal trasportino, è consentito un solo animale per passeggero (chi ne ha di più “si attacca al tram…”, come si suol dire).

Ci sono però alcune precisazioni da fare…

Sui treni Regionali non c’è bisogno di segnalare sul biglietto la presenza di cani di piccola taglia, ammessi gratuitamente, che dovrebbero viaggiare nel trasportino o in braccio al proprietario. In realtà se tali animali non arrecano disturbo potranno viaggiare tranquillamente anche sotto al sedile e il controllore chiuderà un occhio.
Sui Regionali i cani di taglia media e grande devono viaggiare sulla piattaforma (per intenderci, dove ci sono le porte dei treni).

Sui treni Eurostar, Intercity, Espresso, a meno che il cane sia “irrequieto”, non c’è l’obbligo di viaggiare sulla piattaforma. Anzi, bisogna prenotare il proprio posto a sedere (suggerirei con largo anticipo, ndr) e, segnalando l’animale che viaggia al di fuori dal trasportino, sarà prenotato anche il sedile di fronte al proprio, per garantire che non vi si sieda nessuno (ma sfido io, su un treno affollatissimo come solo quelli per il Sud Italia sanno essere, di impedire a chi dorme stravaccato nel corridoio in quanto è salito senza prenotazione del posto, di sedersi di fronte a voi). In nessun caso l’animale potrà occupare un posto a sedere.
Attenzione: è possibile portare il proprio cane di taglia media o grande esclusivamente sui treni a scompartimento a 6 posti…quindi nel caso delle (sempre più frequenti) carrozze “open space” il vostro amico non potrà viaggiare (se non nel trasportino).

Sui treni notturni a lunga percorrenza, cani non possono viaggiare nelle cuccette ma solo nei vagoni letto se prenotati per intero (ergo o viaggiate con l’intera famiglia o con amici, o evitate di prendere il vagone letto che vi costa un botto!). A differenza di ciò che avveniva in passato, non è più necessario pagare le spese di disinfestazione al termine del viaggio.

A proposito dell’ “apposito trasportino” di cui parla il regolamento: sul sito di Trenitalia appaiono tanti regolamenti diversi e il personale di bordo e di terra, interpellato, non riesce a fornire risposte univoche sulle dimensioni né sulla tipologia del trasportino (rigido, morbido, omologato, a trolley, con apertura per far uscire la testa o meno).
In teoria, le dimensioni del trasportino dovrebbero essere di massimo 32x32x50 cm per gli Eurostar (praticamente possono viaggiare in Eurostar solo cani delle dimensioni di un gatto, sui 2-4 kg) e di 30x50x70 cm per gli altri treni (il che consentirebbe di portare forse un cane “geneticamente modificato” cioè lungo quanto un Pastore Tedesco e alto quanto un Pinscher!).
Il servizio assistenza Trenitalia mi ha cortesemente risposto che le dimensioni del trasportino sono state calcolate in base allo spazio tra un sedile e l’altro, per permettere appunto di riporre gli animali in tale intercapedine. Beh, mi spiace, ma se negli scompartimenti da 6 non esiste spazio neanche sotto al sedile (dove si trova spesso l’impianto di areazione), nelle nuove carrozze “open space” non c’è affatto spazio tra un sedile e l’altro, neanche per riporre il più piccolo dei bagagli…mi chiedo allora a cosa serva a questo punto rispettare le dimensioni, se il povero malcapitato si vede costretto in ogni caso a rinunciare al proprio “spazio gambe” in favore del trasportino!

Per quanto mi riguarda, dopo aver sperimentato il Gulliver 2 (troppo scomodo come gran parte dei trasportini rigidi, pesante e ingombrante e con un sistema instabile e perverso rotelle-cinghia che lo faceva sbattere in ogni direzione), in barba a chi mi diceva che il trasportino dovesse essere omologato anche per il treno, ho optato per il più comodo sistema semi-rigido della Camon a 29 euro, che consiste in una leggerissima borsa (tipo borsa porta PC) che all’occorrenza si monta – grazie alla cerniera – in 30 secondi netti…io faccio entrare il mio cane direttamente sul treno, per evitare di trasportare il peso a mano per le scale). E alla mia piccola stavolta non dispiace entrarci.
E’ indispensabile inoltre portare una ciotolina per l’acqua*** e qualche biscotto, le bustine per la cacca (si può portare l’animale a espletare i bisogni in fondo all’ultimo binario o fuori dalla stazione…la stazione di Milano è dotata di comodi ascensori che sono una manosanta per chi debba portarsi dietro bagagli/trasportino/cane), una fascia-cerotto elastica per ogni evenienza, delle salviettine umide.
Il guinzaglio non dovrebbe essere di quelli allungabili, meglio uno ben saldo, lungo 1 m, che permette una gestione ottimale della bestiolina in ogni situazione, tra i binari così come durante la salita e la discesa dal treno.

Un appunto: tanto per scoraggiare ancora un po’ i viaggiatori con animali al seguito, Trenitalia non rende possibile la prenotazione online per l’animale né la segnalazione dello stesso sul biglietto attraverso il sito Internet. E’ necessario recarsi pertanto presso un’agenzia viaggi autorizzata o una stazione dotata di biglietteria ferroviaria.
Qualche controllore mi ha anche consigliato di selezionare “biglietto ragazzo” per emettere un biglietto scontato al 50% per il cane. Ma un cane NON è un ragazzo e non usufruisce delle stesse condizioni di viaggio: come faccio a segnalare il mio trasportino senza pagare per ES, IC e Espressi? Come faccio a sapere se la carrozza su cui sto prenotando è a scompartimento da 6 o a carrozza intera? Come faccio a sapere se c’è già un altro animale che viaggia nello stesso scompartimento al guinzaglio? Non è possibile. Appunto.

Per le tratte internazionali vi sarà richiesto il passaporto per il vostro cane/gatto/furetto, da effettuare 21 giorni dopo la vaccinazione antirabbica presso l’anagrafe canina di competenza. E’ inoltre consigliabile un certificato del veterinario che attesti lo stato di salute dell’animale.
E’ sempre opportuno informarsi sulla normativa vigente nei Paesi che si intende attraversare e/o in quello di destinazione (ad esempio per il Regno Unito può esser richiesto il titolo anticorpale – in tal caso dovrete iniziare a preoccuparvene ben 6-9 mesi prima della partenza! – per la Scandinavia periodi di quarantena, in Svizzera non è possibile importare cuccioli che non abbiano terminato lo svezzamento e cani con le orecchie/la coda recise).
Nel caso di Paesi extraeuropei, potrebbero volerci così tanti certificati, visti, timbri e bolli che – per il benessere fisico dell’animale e quello psichico del proprietario – la soluzione migliore appare quella di lasciare il 4 zampe a casa.
Caso particolare è quello del trasferimento, in tal caso potete affidare il vostro peloso nelle mani di un’agenzia specializzata, ad esempio su Google ho trovato (NON le ho testate) la Italian Moving Network, la Crown Relocations, la Air Animal, ce n’era anche una di Torino ma non riesco più a trovarla…

Un’ultima chicca: l’ICN tratta Milano-Lecce delle ore 21 ferma mezz’ora a Foggia, dov’è possibile scendere per far fare pipì al proprio cane.

Per concludere, come dico sempre, non ci sarebbe alcun problema nel viaggiare col cane, perché il problema non è il viaggio né il cane, ma coloro che ti rendono VOLUTAMENTE la vita difficile inventandosi clausole assurde e costringendoti a portarti dietro trasportini ideati da non so chi.

***Consiglio questa della D-mail con serbatoio che mi hanno detto si trova pure all’IKEA, oppure fate come faccio io: quando compro le mozzarelle o la ricotta lavo e conservo il contenitore di plastica con il comodo tappo e poi lo riutilizzo in viaggio sia come contenitore croccantini che come ciotola per acqua/cibo.

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Volontariato con gli animali

L’idea è la seguente: archiviando tutte le cose che vorrei fare prima o poi nella sezione TO DO list, ogni volta che avrò del tempo libero e sarò in cerca di ispirazione, potrò ritrovare qui qualche vecchia idea.Ecco, una cosa che mi piacerebbe fare prima o poi (spero già l’anno prossimo) è imparare a recuperare e soccorrere la fauna selvatica.
Perché? – direte voi.
Così.
Semplicemente così.
Per sfizio e per cultura personale, oltre che per rendermi utile ovviamente.
Che poi, non deve mica esserci sempre un motivo per tutto…
I miei mi ripetono di non perdere tempo, ma ne ho già perso fin troppo a studiare cose che probabilmente non mi serviranno mai.

Quindi, questo è quello che farò, ma al momento sono indecisa tra tre opzioni:
1) L’associazione recupero fauna di Roma che organizza corsi teorico-pratici molto interessanti su rettili, piccoli mammiferi, uccelli, pipistrelli e ricci. Su richiesta, organizzano la parte pratica anche in altre città, e i costi sono decisamente contenuti.
2) Il centro tutela fauna di Sasso Marconi è una onlus della provincia di Bologna che si occupa di ogni tipo di animali (hanno persino i daini e i grandi felini!) e cerca volontari per periodi più o meno lunghi, offrendo anche vitto e alloggio a chi arriva da fuori.
3) Il museo di Calimera si occupa del recupero fauna selvatica, esotica e tartarughe marine in provincia di Lecce. Li ho già contattati e sono disponibili ad accogliermi per almeno 2 settimane, se provvedo personalmente a vitto e alloggio.

Interessati? Chi viene con me???

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Ma…

…chi ha cambiato il banner del mio blog qui in alto?!?!?!?!?

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Vegetarian Party

“Verrà un giorno in cui uccidere un animale sarà considerato alla stessa stregua che uccidere un uomo” (Leonardo da Vinci)

Oggi vi invito a guardare questo documentario dall’inizio alla fine e a lasciarmi qui sotto i vostri commenti.

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PACS, adozione, procreazione assistita

Oggi vi parlerò di un tema talmente spinoso che talvolta lascia qualche dubbio persino a me, che son solitamente sempre molto convinta delle mie opinioni.

La riflessione nasce da un documentario mandato in onda ieri sera su Rai3, Il lupo in calzoncini corti, che parlava di due coppie omosessuali (rispettivamente una di uomini e una di donne) costrette a ricorrere alla procreazione assistita in Canada per avere dei figli.

Partendo dal presupposto che sono convinta che tutti – persone o animali, bianchi o neri, uomini o donne, omosessuali o eterosessuali che siano – debbano avere gli stessi diritti, in particolare quando tali diritti non ledono la libertà e la dignità altrui, come potrete capire, sono dichiaratamente a favore dei matrimoni omosessuali.
Anzi dirò di più: secondo me il matrimonio tra persone dello stesso sesso dovrebbe avere esattamente lo stesso valore che ha per le coppie etero. Non una “coppia di fatto”, quindi, ma un matrimonio a tutti gli effetti.

A tal proposito vi consiglio vivamente di vedere il film 2 volte genitori di Claudio Cippelletti, davvero ben fatto. Ho conosciuto personalmente il regista e mi ha spiegato che in effetti in Italia la polemica sul concedere o meno tali diritti alle coppie gay si fonda su motivi inesistenti. L’incontro con quest’uomo mi ha aperto gli occhi.
Inizialmente ero convinta che sotto sotto ci fosse il timore da parte delle famiglie tradizionali di perdere parte dei privilegi che il loro status consente, ad esempio gli aiuti statali sull’acquisto della prima casa, ecc. invece no. A parte che gli omosessuali pagano le tasse come tutti gli altri (beh dire tutti è una parola grossa, visti gli ultimi interventi del governo salva-evasori) e sarebbe anche giustificabile che accedessero a tali contributi…ma il problema di chi ancora si oppone a tali unioni arrogandosi il diritto di negare i diritti altrui, magari manifestando al Family day, risiede nella profonda ignoranza del finto perbenista pseudocattolico.

‘Sta storia delle coppie di fatto, invece, non la capisco. Cioè, le coppie etero o omo che siano, che vogliono semplicemente convivere e basta, che convivano pure, ma non vengano a chiedere gli stessi diritti di una coppia sposata se loro per primi hanno deciso di non sposarsi per avere meno rogne. Non so se ci siamo capiti: dal mio punto di vista è legittimo e sacrosanto concedere a tutti il diritto, la possibilità di sposarsi e formare una famiglia. Ma quando queste stesse persone NON VOGLIONO sposarsi – ed io son la prima ad esser a favore della convivenza, eh – perchè mai dovrebbero poter contrarre soltanto “i vantaggi” e non i “vincoli” del matrimonio?

E per matrimonio non intendo quello religioso, che si può generalmente contrarre una sola volta, ma quello civile, che qualsiasi persona divorziata può ottenere.
Poi per i conviventi che vogliano assicurare al partner l’eredità in caso di decesso, beh, nulla vieta loro di specificarlo preventivamente nel testamento (che può sempre esser modificato in caso di rottura della coppia).

Oppure c’è un’altra opzione.
In Belgio accade una cosa molto interessante: si può scegliere di sposarsi a vari livelli, e ad ogni livello corrisponde un numero direttamente proporzionale di diritti e di doveri. Questa mi sembra una soluzione sensata, anche se diciamocelo, sentirsi dire “Caro/a, ti sposo ma con le seguenti condizioni: stiamo insieme 5 giorni su 7, vacanze separate, tu porti fuori il cane e io la spazzatura…” – per quanto la sincerità sia d’apprezzare – toglie tutta la poesia e la spontaneità a quello che dovrebbe essere un gesto d’amore.

Passiamo piuttosto all’argomento “figli”.
Aderendo ideologicamente al movimento per la decrescita, non credo che sia necessario continuare a sfornare marmocchi a tutti i costi per il bene del nostro pianeta. Certo, si potrebbero gestire diversamente le risorse, in modo da farle bastare per tutti, ma data la direzione in cui sta andando il mondo (leggete: individualismo sfrenato e capitalismo dilagante), temo che questa resterà soltanto un’utopia.
Indubbiamente fare figli è indispensabile per la continuazione della specie, ma la mancata crescita demografica è a mio avviso più un problema “culturale” della società occidentale che non un problema reale (correggetemi se sbaglio): la popolazione africana e asiatica è infatti in costante aumento e senza dubbio questo ci impedisce di temere l’estinzione della razza umana…personalmente, penso che noi occidentali siamo più che altro spaventati da un’eventuale colonizzazione culturale al contrario, ed è per questo che i governi istituiscono i cosiddetti “bonus bebé”.

Ora, se la natura ha stabilito, quale legge di selezione della specie, che alcuni individui non possano procreare, un motivo ci sarà. Probabilmente perché tali individui non sono fisicamente adatti a farlo, e se lo facessero potrebbero dar vita a delle creature che prima o poi avranno dei problemi a livello fisico. Badate bene che non sono un medico per parlare in questi termini…ma dal basso della mia ignoranza, mi chiedo: se in una coppia etero uno dei due è sterile, o nel caso di una coppia omosessuale, ma che bisogno c’è di impuntarsi per avere un figlio naturale a tutti i costi quando esistono tanti bambini negli orfanotrofi che non chiedono altro che un po’ d’amore e serenità?

Certo, bisognerebbe alleggerire un po’ le procedure per l’adozione nazionale e internazionale (ma non i controlli), su questo non ci piove.
Ma suvvia, ‘sto fatto di voler tentare il tutto e per tutto pur di avere un figlio che abbia i propri geni mi sembra egoismo bello e buono. Così come quelli che vogliono adottare per forza un neonato, o per forza un bimbo bianco. Io non affiderei un bambino a chi pensa di andare a sceglierselo come in un supermercato!
I tuoi figli naturali li accetti come vengono: anche se ti escono senza una gamba, o se all’età di 14 anni scopri che si drogano o vanno ad ammazzare qualcuno. Perché mai con un figlio adottato la storia dovrebbe esser diversa?
Ecco, prima di tutto l’aspirante genitore dovrebbe dimostrare al giudice di esser una persona dotata di buonsenso, della forza e della voglia di seguire un ragazzo per tutto il suo percorso di crescita, qualsiasi cosa accada.
Nell’educazione ritengo possano riuscirci altrettanto bene le coppie gay di quelle etero –anzi in alcuni casi anche meglio, dato che il bimbo non crescerà con pregiudizi di sorta. Inoltre noto che le coppie gay di lunga data hanno una stabilità impressionante per restare insieme e resistere alle pressioni ed oppressioni della società.

Veniamo pertanto ad un altro punto importante: perché i single (e quindi di conseguenza anche i gay, che single son considerati finché è impedito loro di sposarsi) non possono adottare?
A me piacerebbe adottare un bambino un giorno. E conosco tanti altri single, come mia zia, che lo farebbero volentieri.
D’altro canto, sono convinta che qualsiasi bambino preferirebbe crescere in una famiglia monoparentale o in una famiglia gay, piuttosto che rinchiuso in un orfanotrofio. Posso sbagliarmi, ma almeno che si dia al bambino interessato la possibilità di scegliere!

I bambini intervistati nel documentario di ieri, concepiti dalle coppie omo tramite procreazione assistita, erano tranquillissimi e vivevano una vita felice, pur consapevoli della loro condizione “anomala”.
Ma poniamoci tutti una domanda: cosa può esser considerato “normale” al giorno d’oggi?
E’ normale che una ragazzina di 14 anni resti incinta e tenga il bambino? Per la nostra società evidentemente non tanto, ma in passato e in certi Paesi è normalissimo avere gravidanze in giovane età.
E’ normale che una donna di 30 anni incinta si cresca poi il bambino da sola, perché colui che ha il coraggio di farsi chiamare “uomo” non ne vuole sapere di prendersi le proprie responsabilità o perchè magari il padre viene a mancare poco dopo?
E’ normale che tale bambino cresca con la mamma, con la zia, con la nonna, cioè con tante donne per casa e nessuna figura paterna esattamente come avverrebbe se crescesse con una coppia di lesbiche?
E la sua identità sessuale, in questo caso, ne risentirà? E anche ammesso che ne risenta: ma chi se ne importa! Non potrà esser anche lui felice trovando un giorno una brava persona, indipendentemente dal sesso, con cui trascorrere la propria vita?
E’ normale che ci siano bambini che crescono con i loro genitori naturali, sposati, ma in una famiglia in cui alcool, sostanze stupefacenti, bugie, violenza e abusi sono all’ordine del giorno?
E’ normale che solo i ricchi possano adottare, perchè obiettivamente tutta la burocrazia necessaria per l’adozione costa un botto?
E’ normale che il requisito indispensabile per l’adozione di un minore sia il fatto di esser una coppia sposata da almeno 3 anni? Chi ci assicura che tale coppia non divorzierà dopo 4, 5…20 anni di matrimonio e il bambino non ci soffrirà di nuovo, venendo a mancargli nuovamente la figura genitoriale, la famiglia “così come dovrebbe essere perché così altri hanno deciso che sia”?
Senza scherzi, conosco personalmente un caso simile, di una splendida coppia sposata che ha impiegato tanto per adottare 3 sorelline sudamericane, e dopo poco si sono separati. Adesso la mamma adottiva fa i salti mortali per lavorare e crescere le 3 figlie, ed il padre che sembrava adorarle non vuol saperne più nulla e vive con l’amante. Inutile dire che le bambine hanno subito un doppio shock e continuano a piangere. Sarebbe stato tanto peggio per loro esser adottate direttamente da una mamma single, o da 2 mamme lesbiche? Non credo.
Eppure son cose che capitano, e neanche tanto raramente.
Resto sempre più allibita quando mi accorgo dell’ipocrisia della società in cui viviamo.

Un’ultima considerazione (per chi non si è ancora addormentato a leggere questo monologo!) sulla procreazione assistita. Potrei anche esser d’accordo, ma esclusivamente nei seguenti casi:
1) sia gli ovuli che gli spermatozoi siano dei genitori che poi lo cresceranno. Cioè il bimbo cresce nell’utero di un’altra donna (ad esempio se la madre naturale ha un problema all’utero), e vabbè, ma almeno è al 100% sangue del sangue dei propri genitori
2) che la gravidanza avvenga nell’utero della madre che poi se ne prenderà cura, e questo sarebbe l’ideale, perchè a livello sia fisiologico che psicologico il bimbo ha bisogno di riconoscere l’odore, il battito cardiaco, la voce della mamma, e del suo latte per sviluppare anticorpi (il documentario di ieri diceva che solitamente chi affitta l’utero poi non allatta, decide di dare il proprio latte solo in rari casi).

In tutti gli altri casi secondo me è una cavolata, perché il bimbo sarà biologicamente figlio solo di uno dei genitori (tanto vale concepirlo in modo naturale attraverso un tradimento! Ma a noi no, queste cose fanno schifo, perchè non vogliamo che ci sia contatto carnale, preferiamo un asettico laboratorio)…e poi, pur non avendo mai avuto una gravidanza, posso immaginare che il feeling che si viene a creare tra la mamma e il bambino in quei mesi sia qualcosa di unico e insostituibile. L’odore della pelle di mia madre io lo riconosco tutt’ora…

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Cercasi viaggiatori 25-35 ca. anni con cani al seguito!


“I have a dream…” avrebbe detto M.L. King.

Ok, il mio sogno è ben diverso dal suo e alquanto egoistico, ma lo pubblicherò ugualmente, in modo che chiunque passi da questo blog possa contribuire a realizzarlo.

Sogno di formare un bel gruppetto di ragazzi/e dai 25 ai 35 anni circa, che vivano con i propri cagnoletti, convinti che il fatto di condividere la propria vita con un amico a 4 zampe non sia un motivo sufficiente per rinunciare alla propria libertà farsi ghettizzare da questo sistema sbagliato.
In poche parole, sto dicendo che mi piacerebbe trovare degli amici/compagni di viaggio con interessi ed esigenze simili alle mie, magari per poter organizzare qualche week-end o tour insieme, con i nostri pelosi ovviamente.
Astenersi punkettari (non per altro, non sono il mio genere…insomma sto cercando gente normale, “noiosa” e tranquilla, amante della semplicità), chi ha cani maleducati o enormi (non per cattiveria, ma sarebbe un bel problema portare in treno un Terranova) e tutti coloro che per “vacanza” intendano innanzitutto mare, perché non è il genere di esperienza che cerco.

Nei miei programmi per il prossimo futuro ci sarebbero un “tour de France” (Corsica – Provenza – Bretagna – Normandia) di una ventina di giorni, un tour del Portogallo, un girettino in Austria, Albania e Balcani. Potrei anche proporvi la Venezia – Mosca – Tokio in treno, ma mi prendereste per matta (in effetti, un pochino…). :)
Per il resto, se ne può discutere. A patto di non prender l’aereo, perché la mia Liz in stiva proprio non ce la mando!

Inutile dire che l’organizzazione sarà fai-da-te, dato che è quella che preferisco e che viaggi organizzati itineranti che permettano di portarsi dietro animali sono pressocché inesistenti.
L’unico che son riuscita a trovare, davvero molto interessante, è LAV Vacanza – chissà che non riesca ad andarci l’anno prossimo.

Chiunque fosse interessato, può lasciare un commento qui sotto e sarà ricontattato. 

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Il prossimo libro che leggerò…

Il Corpo delle Donne di Lorella Zanardo.

Sembra innovativo ed interessante, leggete la recensione

Potete acquistarlo sui siti ilmiolibro.it e lafeltrinelli.it. Ecco il link diretto.

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Volti da ricordare

Quante sono le persone che effettivamente ci lasciano qualcosa nel corso della nostra vita?
Le persone che per un motivo o per l’altro non vorremmo o non riusciremo mai a dimenticare?
Meteore che piombano all’improvviso e altrettanto all’improvviso scompaiono nel nulla, lasciandoci comunque qualcosa dentro: un grande vuoto da riempire, talvolta qualche dono in più… ma anche quella gente che sappiamo non ci abbandonerà mai.

Da un rapido calcolo che facevo poco fa in auto…vediamo…sinora di persone tali ne ho conosciute circa una trentina. Non sono tante se consideriamo tutti i posti in cui ho vissuto e il numero di richieste di “amicizia” che ricevo quotidianamente su facebook. 30 persone importanti, che in qualche modo hanno segnato il mio cammino. Una media di una nuova conoscenza interessante all’anno.

E proprio perché sono così difficili da trovare, ho deciso di dedicar loro una categoria. Di tanto in tanto troverete un post dedicato a un volto nuovo, in ordine sparso, e al perché è o è stato importante per me.

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