Oggi vi parlerò di un tema talmente spinoso che talvolta lascia qualche dubbio persino a me, che son solitamente sempre molto convinta delle mie opinioni.
La riflessione nasce da un documentario mandato in onda ieri sera su Rai3, Il lupo in calzoncini corti, che parlava di due coppie omosessuali (rispettivamente una di uomini e una di donne) costrette a ricorrere alla procreazione assistita in Canada per avere dei figli.
Partendo dal presupposto che sono convinta che tutti – persone o animali, bianchi o neri, uomini o donne, omosessuali o eterosessuali che siano – debbano avere gli stessi diritti, in particolare quando tali diritti non ledono la libertà e la dignità altrui, come potrete capire, sono dichiaratamente a favore dei matrimoni omosessuali.
Anzi dirò di più: secondo me il matrimonio tra persone dello stesso sesso dovrebbe avere esattamente lo stesso valore che ha per le coppie etero. Non una “coppia di fatto”, quindi, ma un matrimonio a tutti gli effetti.
A tal proposito vi consiglio vivamente di vedere il film 2 volte genitori di Claudio Cippelletti, davvero ben fatto. Ho conosciuto personalmente il regista e mi ha spiegato che in effetti in Italia la polemica sul concedere o meno tali diritti alle coppie gay si fonda su motivi inesistenti. L’incontro con quest’uomo mi ha aperto gli occhi.
Inizialmente ero convinta che sotto sotto ci fosse il timore da parte delle famiglie tradizionali di perdere parte dei privilegi che il loro status consente, ad esempio gli aiuti statali sull’acquisto della prima casa, ecc. invece no. A parte che gli omosessuali pagano le tasse come tutti gli altri (beh dire tutti è una parola grossa, visti gli ultimi interventi del governo salva-evasori) e sarebbe anche giustificabile che accedessero a tali contributi…ma il problema di chi ancora si oppone a tali unioni arrogandosi il diritto di negare i diritti altrui, magari manifestando al Family day, risiede nella profonda ignoranza del finto perbenista pseudocattolico.
‘Sta storia delle coppie di fatto, invece, non la capisco. Cioè, le coppie etero o omo che siano, che vogliono semplicemente convivere e basta, che convivano pure, ma non vengano a chiedere gli stessi diritti di una coppia sposata se loro per primi hanno deciso di non sposarsi per avere meno rogne. Non so se ci siamo capiti: dal mio punto di vista è legittimo e sacrosanto concedere a tutti il diritto, la possibilità di sposarsi e formare una famiglia. Ma quando queste stesse persone NON VOGLIONO sposarsi – ed io son la prima ad esser a favore della convivenza, eh – perchè mai dovrebbero poter contrarre soltanto “i vantaggi” e non i “vincoli” del matrimonio?
E per matrimonio non intendo quello religioso, che si può generalmente contrarre una sola volta, ma quello civile, che qualsiasi persona divorziata può ottenere.
Poi per i conviventi che vogliano assicurare al partner l’eredità in caso di decesso, beh, nulla vieta loro di specificarlo preventivamente nel testamento (che può sempre esser modificato in caso di rottura della coppia).
Oppure c’è un’altra opzione.
In Belgio accade una cosa molto interessante: si può scegliere di sposarsi a vari livelli, e ad ogni livello corrisponde un numero direttamente proporzionale di diritti e di doveri. Questa mi sembra una soluzione sensata, anche se diciamocelo, sentirsi dire “Caro/a, ti sposo ma con le seguenti condizioni: stiamo insieme 5 giorni su 7, vacanze separate, tu porti fuori il cane e io la spazzatura…” – per quanto la sincerità sia d’apprezzare – toglie tutta la poesia e la spontaneità a quello che dovrebbe essere un gesto d’amore.
Passiamo piuttosto all’argomento “figli”.
Aderendo ideologicamente al movimento per la decrescita, non credo che sia necessario continuare a sfornare marmocchi a tutti i costi per il bene del nostro pianeta. Certo, si potrebbero gestire diversamente le risorse, in modo da farle bastare per tutti, ma data la direzione in cui sta andando il mondo (leggete: individualismo sfrenato e capitalismo dilagante), temo che questa resterà soltanto un’utopia.
Indubbiamente fare figli è indispensabile per la continuazione della specie, ma la mancata crescita demografica è a mio avviso più un problema “culturale” della società occidentale che non un problema reale (correggetemi se sbaglio): la popolazione africana e asiatica è infatti in costante aumento e senza dubbio questo ci impedisce di temere l’estinzione della razza umana…personalmente, penso che noi occidentali siamo più che altro spaventati da un’eventuale colonizzazione culturale al contrario, ed è per questo che i governi istituiscono i cosiddetti “bonus bebé”.
Ora, se la natura ha stabilito, quale legge di selezione della specie, che alcuni individui non possano procreare, un motivo ci sarà. Probabilmente perché tali individui non sono fisicamente adatti a farlo, e se lo facessero potrebbero dar vita a delle creature che prima o poi avranno dei problemi a livello fisico. Badate bene che non sono un medico per parlare in questi termini…ma dal basso della mia ignoranza, mi chiedo: se in una coppia etero uno dei due è sterile, o nel caso di una coppia omosessuale, ma che bisogno c’è di impuntarsi per avere un figlio naturale a tutti i costi quando esistono tanti bambini negli orfanotrofi che non chiedono altro che un po’ d’amore e serenità?
Certo, bisognerebbe alleggerire un po’ le procedure per l’adozione nazionale e internazionale (ma non i controlli), su questo non ci piove.
Ma suvvia, ‘sto fatto di voler tentare il tutto e per tutto pur di avere un figlio che abbia i propri geni mi sembra egoismo bello e buono. Così come quelli che vogliono adottare per forza un neonato, o per forza un bimbo bianco. Io non affiderei un bambino a chi pensa di andare a sceglierselo come in un supermercato!
I tuoi figli naturali li accetti come vengono: anche se ti escono senza una gamba, o se all’età di 14 anni scopri che si drogano o vanno ad ammazzare qualcuno. Perché mai con un figlio adottato la storia dovrebbe esser diversa?
Ecco, prima di tutto l’aspirante genitore dovrebbe dimostrare al giudice di esser una persona dotata di buonsenso, della forza e della voglia di seguire un ragazzo per tutto il suo percorso di crescita, qualsiasi cosa accada.
Nell’educazione ritengo possano riuscirci altrettanto bene le coppie gay di quelle etero –anzi in alcuni casi anche meglio, dato che il bimbo non crescerà con pregiudizi di sorta. Inoltre noto che le coppie gay di lunga data hanno una stabilità impressionante per restare insieme e resistere alle pressioni ed oppressioni della società.
Veniamo pertanto ad un altro punto importante: perché i single (e quindi di conseguenza anche i gay, che single son considerati finché è impedito loro di sposarsi) non possono adottare?
A me piacerebbe adottare un bambino un giorno. E conosco tanti altri single, come mia zia, che lo farebbero volentieri.
D’altro canto, sono convinta che qualsiasi bambino preferirebbe crescere in una famiglia monoparentale o in una famiglia gay, piuttosto che rinchiuso in un orfanotrofio. Posso sbagliarmi, ma almeno che si dia al bambino interessato la possibilità di scegliere!
I bambini intervistati nel documentario di ieri, concepiti dalle coppie omo tramite procreazione assistita, erano tranquillissimi e vivevano una vita felice, pur consapevoli della loro condizione “anomala”.
Ma poniamoci tutti una domanda: cosa può esser considerato “normale” al giorno d’oggi?
E’ normale che una ragazzina di 14 anni resti incinta e tenga il bambino? Per la nostra società evidentemente non tanto, ma in passato e in certi Paesi è normalissimo avere gravidanze in giovane età.
E’ normale che una donna di 30 anni incinta si cresca poi il bambino da sola, perché colui che ha il coraggio di farsi chiamare “uomo” non ne vuole sapere di prendersi le proprie responsabilità o perchè magari il padre viene a mancare poco dopo?
E’ normale che tale bambino cresca con la mamma, con la zia, con la nonna, cioè con tante donne per casa e nessuna figura paterna esattamente come avverrebbe se crescesse con una coppia di lesbiche?
E la sua identità sessuale, in questo caso, ne risentirà? E anche ammesso che ne risenta: ma chi se ne importa! Non potrà esser anche lui felice trovando un giorno una brava persona, indipendentemente dal sesso, con cui trascorrere la propria vita?
E’ normale che ci siano bambini che crescono con i loro genitori naturali, sposati, ma in una famiglia in cui alcool, sostanze stupefacenti, bugie, violenza e abusi sono all’ordine del giorno?
E’ normale che solo i ricchi possano adottare, perchè obiettivamente tutta la burocrazia necessaria per l’adozione costa un botto?
E’ normale che il requisito indispensabile per l’adozione di un minore sia il fatto di esser una coppia sposata da almeno 3 anni? Chi ci assicura che tale coppia non divorzierà dopo 4, 5…20 anni di matrimonio e il bambino non ci soffrirà di nuovo, venendo a mancargli nuovamente la figura genitoriale, la famiglia “così come dovrebbe essere perché così altri hanno deciso che sia”?
Senza scherzi, conosco personalmente un caso simile, di una splendida coppia sposata che ha impiegato tanto per adottare 3 sorelline sudamericane, e dopo poco si sono separati. Adesso la mamma adottiva fa i salti mortali per lavorare e crescere le 3 figlie, ed il padre che sembrava adorarle non vuol saperne più nulla e vive con l’amante. Inutile dire che le bambine hanno subito un doppio shock e continuano a piangere. Sarebbe stato tanto peggio per loro esser adottate direttamente da una mamma single, o da 2 mamme lesbiche? Non credo.
Eppure son cose che capitano, e neanche tanto raramente.
Resto sempre più allibita quando mi accorgo dell’ipocrisia della società in cui viviamo.
Un’ultima considerazione (per chi non si è ancora addormentato a leggere questo monologo!) sulla procreazione assistita. Potrei anche esser d’accordo, ma esclusivamente nei seguenti casi:
1) sia gli ovuli che gli spermatozoi siano dei genitori che poi lo cresceranno. Cioè il bimbo cresce nell’utero di un’altra donna (ad esempio se la madre naturale ha un problema all’utero), e vabbè, ma almeno è al 100% sangue del sangue dei propri genitori
2) che la gravidanza avvenga nell’utero della madre che poi se ne prenderà cura, e questo sarebbe l’ideale, perchè a livello sia fisiologico che psicologico il bimbo ha bisogno di riconoscere l’odore, il battito cardiaco, la voce della mamma, e del suo latte per sviluppare anticorpi (il documentario di ieri diceva che solitamente chi affitta l’utero poi non allatta, decide di dare il proprio latte solo in rari casi).
In tutti gli altri casi secondo me è una cavolata, perché il bimbo sarà biologicamente figlio solo di uno dei genitori (tanto vale concepirlo in modo naturale attraverso un tradimento! Ma a noi no, queste cose fanno schifo, perchè non vogliamo che ci sia contatto carnale, preferiamo un asettico laboratorio)…e poi, pur non avendo mai avuto una gravidanza, posso immaginare che il feeling che si viene a creare tra la mamma e il bambino in quei mesi sia qualcosa di unico e insostituibile. L’odore della pelle di mia madre io lo riconosco tutt’ora…